S.Francesco d’Assisi

Poco tempo fa espressi il desiderio di scrivere qualcosa su questo grande uomo ed eccomi qua, a parlare in particolare del suo rapporto con gli animali.
S. Francesco nacque ad Assisi il 26 settembre del 1182 e morì ad Assisi il 3 ottobre del 1226.

San Francesco viene spesso citato quando si parla della natura e degli animali. Egli aveva un animo sensibile e attento grazie al quale riusciva ad apprezzare teneramente ogni aspetto della creazione. Completamente assorbito dall’amore divino, Francesco scorgeva la bontà di Dio in ogni creatura.

Fra tutti gli uccelli prediligeva l’allodola. Diceva “La sorella allodola ha il cappuccio come i religiosi, ed è umile. E’ un uccello che va alla ricerca di qualche granellino e, se ne trova anche tra i rifiuti, lo tira fuori e lo mangia. Le piume dell’allodola hanno il colore della terra e per questo sono dì esempio per i religiosi. Francesco lo vedeva come un invito a rinunciare ai vestiti eleganti e dai bei colori per prediligere abiti semplici, poco costosi e di un colore simile alla terra, che è l’elemento più umile. La sera del sabato in cui Francesco lasciò il mondo terreno, una moltitudine di allodole andarono sul tetto della casa in cui giaceva e si misero a cantare, volando adagio e  disegnando un cerchio intorno al tetto.

Molto nota è la storia del Lupo di Gubbio, un lupo che terrorizzava la città di Gubbio.
Con l”intervento di Francesco si arrivò ad una sorta di patto di pace fra il lupo e la città: l’animale depose la sua ferocia, mentre i cittadini si impegnarono a nutrirlo ogni giorno. Secondo la narrazione, il paese si legò talmente tanto all’animale che, quando questo morì, i cittadini se ne rattristarono profondamente

Francesco non cercava le creature per possederle o dominarle,  le chiamvaa addirittura per nome, usando le parole “fratello” e “sorella”. Sentiva un grandissimo affetto persino per i vermi. Egli diceva “Io sono verme e non uomo” e quando li incontrava li toglieva dalla strada perché non fossero schiacciati dai passanti.

A volte trascorreva un giorno intero a lodarle le creature che incontrava e se vedeva distese di fiori, si fermava a predicare loro e li invitava a lodare e amare Dio, come esseri dotati di ragione. E quando camminava sulle pietre, avanzava con grande delicatezza e rispetto, per amore di Colui che è chiamato Pietra.

Un giorno, durante uno dei suoi pellegrinaggi con  frate Paolo, si imbattè in un uomo che portava al mercato due agnelli da vendere, legati, belanti e penzolanti dalla spalle.Ricordo che durante la scuola media le insegnanti ci fecero vedere il film che narrava la vita di questo grande uomo,  poi col passare degli anni venni a sapere che S. Antonio gli era molto legato, anche se pare che non siano mai riusciti ad incontrarsi da vicino.

All’udire quei belati, Francesco, vivamente commosso, si accostò e li accarezzò, come fa una madre con i figlioletti che piangono, con tanta compassione. Chiese al padrone “Perché tormenti i miei fratelli agnelli, tenendoli così legati e penzolanti?”. L’uomo rispose “Li porto al mercato e li vendo, ho bisogno di denaro”. Francesco allora chiese “Che ne avverrà?”. Il padrone degli agnelli rispose “I compratori li uccideranno e li mangeranno”. Nell’udire quelle parole il santo esclamò “Non sia mai! Prendi come compenso il mio mantello e dammi gli agnelli”. Quell’uomo fu ben felice di un simile baratto, infatti il mantello,  che Francesco aveva ricevuto a prestito da un uomo proprio quel giorno per ripararsi dal freddo, valeva molto più delle bestiole. Ricevuti gli agnelli, il Santo si rese conto di un altro problema: “Come provvedervi?” Frate Paolo, a quel punto, gli consigliò di restituirli al padrone. E così fecero, raccomandandogli di non venderli, di non recar loro alcun danno e di mantenerli e custodirli con cura.

Ricordo che durante la scuola media le insegnanti ci fecero vedere il film che narrava la vita di questo grande uomo,  poi col passare degli anni venni a sapere che S. Antonio gli era molto legato, anche se pare che non siano mai riusciti ad incontrarsi da vicino.

Ieri guardai dalla finestra e mi accorsi che stava piovendo, era una pioggia non troppo forte ma decisa. Pensando a S. Francesco e al suo rapporto con la natura, mi rivolsi alla pioggia con un sorriso e dissi “ciao, sorella acqua”. In quel momento sentii in risposta un rumore penetrante di un qualcosa che cade con forza sulla terra, dal rumore parevano due sassi, uno più grande e l’altro più piccolo, che cadevano dal cielo sotto la mia finestra, toccandosi nel momento della caduta. Insomma una specie di “Sciianc!” So che pare strano leggere certe cose, eppure ciò che scrivo è esattamente quello che ho sentito.

Oggi invece ho aperto la finestra e, siccome c’era vento, ho detto “ciao fratello vento!”. Poi presi in mano un libro che parla della danza del ventre e, prima ancora di iniziare a leggere, sentii una specie di “ciao” ripetuto. Mi chiesi “sarà un gatto che sta male”? e guardai in basso, verso il cortile. E  invece era uno stormo di gabbiani, che passò sopra la mia finestra continuando a ripetere con entudiasmo “ciao! ciao! ciao!”.

Io sono convinta che certi piccoli miracoli capitino a tutti, costantemente. Ci sono tuttavia persone che non sono ancora pronte a leggere i messaggi che essi contengono.

link articolo precedente su S. Francesco
link articolo sul vento

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